
Funnel marketing B2B: non è morto, è solo da riscrivere
C’è una frase che sentiamo in riunione con una certa regolarità, di solito al primo incontro con un nuovo cliente: “il funnel ormai è morto, oggi funziona tutto in un altro modo”. È una conversazione che facciamo almeno una volta al mese.
La nostra risposta è sempre la stessa. Quello che è morto non è il funnel: è il funnel lineare importato dal B2C, dove un utente vede un annuncio, clicca e compra. Nel B2B quel modello non ha mai descritto la realtà. Il funnel non va seppellito: va riscritto.
Il funerale si ripete ogni due anni
Il funnel viene dichiarato morto con puntualità quasi biennale, e quasi sempre da chi ha un modello nuovo da vendere al suo posto. Flywheel, loop, journey infinito: i nomi cambiano, il meccanismo commerciale della dichiarazione di morte no.
Il problema di questi funerali è che buttano via la funzione insieme alla forma. La forma a imbuto invecchia, d’accordo. La funzione resta il lavoro del marketing: sapere in quale fase si trova un potenziale cliente e cosa serve per farlo avanzare. Rinunciarci non è modernità. È tornare a fare marketing a episodi, senza sapere cosa produce cosa.
Cosa è morto davvero
Tre assunzioni del modello classico non reggono più, e nel B2B non hanno mai retto fino in fondo.
La prima: il percorso lineare. Il buyer B2B entra, sparisce per settimane, torna, coinvolge un collega, si ferma per il budget, riparte. La seconda: il decisore unico. Secondo Forrester (The State of Business Buying, 2026, ricerca su circa 18.000 buyer) una decisione d’acquisto tipo coinvolge 13 stakeholder interni e 9 influencer esterni: molto lontano dall’immagine di una persona sola davanti a un carrello. La terza: il controllo dei touchpoint. Una parte crescente della valutazione avviene dove tu non pubblichi e non misuri.
L’imbuto ha un piano di sopra: le risposte delle AI
La terza assunzione merita un capitolo suo, perché è la novità vera. Il 94% dei buyer B2B usa strumenti AI nel processo d’acquisto, secondo la stessa ricerca Forrester. Significa che la shortlist dei fornitori spesso si forma in una conversazione con un assistente AI, prima di qualsiasi visita al tuo sito.
Se il funnel classico partiva dalla consapevolezza, oggi sopra quella fase ce n’è un’altra: essere presenti nelle risposte che le AI danno al tuo potenziale cliente. È il lavoro che va sotto il nome di GEO, cioè farsi citare dalle risposte delle AI, e per come la vediamo noi non è un canale in più: è il nuovo ingresso dell’imbuto. Ne parliamo nella pagina dedicata alla ottimizzazione per la ricerca AI.
Riscrivere significa tre cose
Riscrivere il funnel per il B2B non richiede un modello nuovo di zecca. Richiede tre correzioni di fondo.
Uno: ridisegnare le fasi sul ciclo di vendita reale, non su quello dei manuali. Nei progetti che seguiamo i cicli durano dai 6 ai 12 mesi, e le fasi che contano davvero sono attrazione, nurturing, gestione del comitato d’acquisto e onboarding.
Due: mettere marketing e vendite sullo stesso tracciato, con criteri di passaggio condivisi. Finché i due funnel restano separati, ognuno ottimizza il suo pezzo e il cliente cade nel mezzo.
Tre: sostituire le opinioni con le prove. I case study sono il tipo di contenuto che più influenza l’acquisto B2B, indicato dal 42% dei buyer (Mixology Digital, The B2B Buyer Report, 2025). La fiducia non si dichiara: si documenta, fase per fase.
La versione operativa di queste tre correzioni, con fasi, metriche ed esempi concreti, sta nella nostra guida al funnel marketing. Questo pezzo è il perché, quella è il come.
La nostra posizione
Il funnel non è un dogma e non è un cadavere: è uno strumento di misura. E come ogni strumento di misura, va ricalibrato quando cambia ciò che misura. Il compratore B2B è cambiato, i decisori sono diventati un comitato, l’imbuto ha un piano di sopra. Il modello si riscrive attorno a questo, non si rottama.
Il dato che citiamo sui risultati è una media osservata sul nostro portfolio, non una promessa: +27,3% di opportunità di vendita nei primi sei mesi di lavoro strutturato sul funnel.
Se nella tua azienda il funnel esiste solo nelle slide, il primo passo non è comprarne uno nuovo: è capire dove si inceppa quello reale. Se vuoi confrontarti su questo, parliamone.
Gianluca Alviti, partner di ESC Agency, ricopre il ruolo di Head of Digital e si occupa della direzione strategico-creativa dell’agenzia. Si occupa di digital marketing da oltre 15 anni, integrando creatività, dati e tecnologia per aiutare le aziende a crescere attraverso strategie digitali misurabili ed efficaci. Specializzato in seo, web design, AI marketing, lead generation e ottimizzazione dei processi marketing & sales.
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